Post di transizione – Assomigli a cibo per cani

starti vicino mi fa impazzire, starti lontano mi fa impazzire

Mentre attendo il mio turno guardo fuori dalla finestra, appoggiato al termosifone. La nebbia si fa strada volando basso tra le file di alberi, si insinua tra i tronchi e ne insidia i rami che non oppongono resistenza, spogli e glabri, come ogni dicembre. La clinica sorge nel bel mezzo di un parco, che ora però sembra un cimitero, desolato e umido, immerso in uno spazio tempo differente. Appena fuori dal cancello la strada conduce al mondo di fuori.

E’ il mio turno, –questa giacca viene con me-. Non passano più di due minuti e sono già sdraiato sulla poltrona. La sento reclinarsi e scendere. L’assistente mi posa sul petto un telo soffice azzurro, me lo assicura con una piccola catena argentata. Rimango silenzioso mentre assistente e dottore mi analizzano in bocca. Sorridi.

– Oggi ce l’hanno tutti con me, eppure siamo vicini al Natale – La dottoressa si lamenta, mentre mi infila un tubicino in bocca. Non so cosa rispondere così non dico nulla e aspetto. Tira indietro la lingua.

Sono stata dal benzinaio oggi alle 12.27– ascoltandola, o meglio, obbligato a sentire fingo interesse. Per quanto una persona sdraiata a bocca forzatamente aperta, con un tubicino appeso al labbro possa fingere interesse. – Signora lei non può arrivare a quest’ora ma se tutti facessero come lei io non chiudo mai– le lamentava l’addetto al rifornimento. – Ho da chiudere il bar, il lavaggio,…-.

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Ora, speravo che andare nella bella clinica tra i boschi mi esentasse dal fatto di dover ascoltare questo berciare inutile. Ma a quanto pare no. Mani sotto il sedere, piedi piegati all’interno, volto contratto sto solo aspettando che tutto questo finisca. Alzando gli occhi vedo solo 2 mani coperte in lattice che mi infilano arnesi sottili in bocca e qualcosa che sembra una siringa di design. Chiudi gli occhi.

Volevo giusto tanta benzina così – le mani indicano una misura irrisoria. Abbiamo finito, la poltrona si alza e si piega. E passano non più di due minuti prima che io sia fuori nel parco, diretto all’uscita.

Controllo il telefono, lo schermo si accende, non sei più lontano di un click.

Odio guidare ma almeno casa non è così lontana dalla clinica, anche la mia casa è immersa nel verde, attorniata da alberi nudi e mangiati dalla nebbia. A terra anche da me la terra è fredda e bagnata. A volte osservando le case dei vicini la nebbia è ferita, illuminata dalle decorazioni luminose di Natale. Plastica e vetro senza alcuna ragione di esistere.

Risalendo in macchina, avevo la testa piena di pensieri. Questo porta al prossimo post, sulle RESOLUTIONS. Almeno credo.

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