Diventa più debole, ogni minuto che passa.

Tutti hanno il permesso di avere uno scheletro nerd nel loro armadio

Poi arrivano le cene, quei momenti durante i quali bisogna misurare i tempi.

Ora non serve che io mi vesta da genio per spiegarvi cosa significhi misurare il tempo, sappiate solo che i casi sono due: se lo misurate bene avete vinto, se contate male i tempi di intervento allora beh, siete spacciati.

Capita spesso che si voglia schivare discussioni spinose, conversazioni squamose o interrogazioni imbarazzanti dopo aver mangiato della porchetta. In genere basta annusare l’aria, l’indesiderata discussione di solito ha un tanfo insopportabile. Arriva dall’alto e non sai bene quando ti piomba in testa come una merda di piccione, ma sai che è lì lì per cadere come quando come un cretino ti apposti sotto un cornicione di qualche piazza.

Ma non abbiate paura. A volte, si, sporcatevi di merda.

L’anno scorso ancora si potevano vedere scriccioli da queste parti. Mentre rimembri di questo fatto appoggi gli occhiali al tavolo.

– Cardellini!- quasi esclami, con la mente assorta, il corpo che percorre il tuo giardino, anni fa, nell’età dell’innocenza, la mia.

I passeri non erano particolarmente giocosi, di palato difficile, mi racconti. No, loro non mangiavano le briciole che spargevi sul prato.

Meno male che c’erano le gazze. Quelle si che non facevano storie, sono sicuro mamma che le ho viste mangiarsi un topo, una volta.

E te le ricordi le rondini? le tue preferite…- Si erano davvero le mie preferite, erano sempre presenti nei miei disegnini, in alto nel cielo di carta, in quello spazio colorato d’azzurro sopra le distese di verde, con in mezzo una casa squadrata e pulita e quattro persone sorridenti tutte alte uguali ma con storie diverse nel loro futuro, tutte insieme felici.

– Rondini, scriccioli, cardellini, passeri, gazze…- Non ci sono più, non passano più di qua. Come tante altre cose.

Semplicemente resto fermo, pensando a quelle presenze che nel giardino non ci sono e non ci saranno più, osservo la tovaglia, ormai sgombra. Tante fragole grandi, rosse, succose, di plastica, stampate, mi sembrano patetiche e le odio. Ma poi penso che in fondo tanti inquilini nuovi hanno preso il posto delle rondini e degli scriccioli. Tanti inediti avventori stanno becchettando le briciole al posto dei cardellini e dei passeri e tanti personaggi in cerca di essere disegnati passano al posto delle rondini.

Bisogna solo ricordarsi di continuare a sbattere la tovaglia in giardino finito di cenare e di dire Ok rivolti al cielo. E’ ok.

Neil Dacosta - Astronaut Suicides (2011)

Neil Dacosta – Astronaut Suicides (2011)

Non mi chiedete di spiegarvi le teorie di Mandelbrot o niente di simile perché potrei arrabbiarmi ma posso assicurarvi che ascoltare musica allegra vi farà sentire più felici e che ascoltare musica deprimente vi farà al contrario venire voglia di andare a letto e pensare a cose molto tristi.

Vorrei spiegarvi con chiarezza il pensiero di Vygotskij ma mi risulta più facile in questa sede affermare che se ascoltate You are loved di Josh Groban potreste anche voi provare qualcosa perché negli anni è una canzone che ha sempre avuto effetto su di me.

Piangere fa molto meglio che mangiare Nutella o fare finta di essere morti.

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