Se provi ad infilarti le mutande al buio è pressochè sicuro che le metterai al contrario

Dante and Beatrice - Henry Holiday

Dante and Beatrice – Henry Holiday

 

Dont grow up, It’s a trap

Vorrei insegnarti ad apprezzare il pesce, vorrei insegnarti a disegnare con la mano sinistra, vorrei insegnarti a dire ti amo in arabo, vorrei che tu parlassi la lingua che parlo io.

Vorrei ripensare a cosa significa felicità. Non è niente di complicato. E’ una piccola piazza assolata, con un gatto che urla dall’alto di una finestra. E’ una piazzetta in un borgo medievale con un piccolo chioschetto di gelati. I gusti disponibili sono solo tre, pistacchio, fragola, cioccolato. C’è un bar, con un cameriere con un lungo grembiule nero e un accento meridionale. E un vassoio in mano con un bicchiere di prosecco freddo.

Con il gelato in una mano e il prosecco nell’altra la felice piazza ti fa accomodare nel suo centro. Dove convergono altre persone, che cantano e ballano danze popolari facendo grandi sorrisi. Nella piazza non scende la notte, e se scende, è solo per poche ore, per dare spazio a una luna gigante, innamorata e ipnotica. E tutti siamo ancora nel centro della piazza a mangiare gelato, bere prosecco, baciarci e ballare senza porci domande. E la luna promette, come al solito cose che non può mantenere. Ma tutti amiamo queste bugie argentate. Lo facciamo tutti da sempre. E non importa.

Non è un sogno, questa piazza esiste davvero. E sono ancora lì a ballare e cantare e bere prosecco, godendomi gelati mezzi squagliati e riposandomi al sole, nel centro di questo mondo. Nella piazza non attendiamo miracoli e non ci lamentiamo del governo, non lanciamo sassi e non facciamo piangere i vecchi. Nella piazza non siamo meglio delle altre persone che ballano sulla spiaggia, non siamo meglio di quelli che ci guardano affacciati alle finestre, non siamo meglio del cameriere con il vassoio e il prosecco, non siamo meglio del gelataio indaffarato, non ci sentiamo meglio dei nostri genitori che non ballano o dei nostri amici che si sentono troppo adulti per muoversi al ritmo.

In piazza San Valentino indossiamo cappelli da cowboy e ascoltiamo Stevie Nicks e Kid Rock.

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Phil Costantinesco a.k.a Faunesque

Tante cose succedono e le lascio succedere. Prendere e meritare il controllo non è una cosa che si impara a fare nel giro di una notte. Parlando con un amica oggi sono riuscito ad ammettere che finalmente ho trovato il mio posto, non sento il bisogno di scappare, sto apprezzando chi sono, so quali sono i miei pregi e i miei difetti. Sono in grado di camminare per il mercato e scegliere le mele migliori, non ho bisogno di comprare il giornale, tutto quello che mi serve sapere lo leggo nei segnali che il mondo attorno a me mi soffia contro. Sono in grado di gioire per i miei amici felici senza provare invidia, sono in grado di scegliere le scarpe più comode per le mie lunghe camminate sugli specchi e sull’acqua e in aria. Sono capace di entrare in bottega e comprare le olive verdi più grandi e sono anche in grado di chiedere scusa se ho rovesciato una bottiglia di limoncello a terra. Sono capace di imparare dai miei errori, riconoscere chi sono, ascoltarmi, e andare avanti, perchè è quello che dobbiamo fare tutti, un pò alla volta. Andare avanti e costruire la nostra piazza con il sole nel centro, le persone che ballano, il baretto con il cameriere e il chioschetto con i gelati. Andiamo avanti per costruire una piazzetta abbastanza grande per muoversi senza rovesciare il prosecco di altri o macchiarsi con il gelato del vicino, ma anche abbastanza contenuta da permettersi di baciarci senza farlo via fax o piccione viaggiatore.

Voglio tutto e sono pronto a perdonare tutto, a piangere tutto il sangue e a ridere fino ad avere i crampi. Sono pronto a visitare il porto dietro la piazza, osservare la nave che parte, i baci frettolosi e le promesse sussurrate. Sono pronto a sedermi a guardare, vicino al gatto pusheen spiaggiato al sole. Sono pronto a guardare gli altri partire e sono pronto a sorprendermi. Oppure ad amare l’ovvio e lo scontato insieme al gatto spiaggiato.

Mentre il sole mi acceca davvero. Dietro di me sul muro una scritta: I Oelv You.

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