Nel labirinto delle creature selvagge tra cocci e promesse

“Sometimes you just can’t ignore the pink elephant in the room, no matter how hard you try.”

 

Non mi piacciono generi musicali, mi piacciono canzoni che parlano di me. Serendipity.

Sto viaggiando, (sto bevendo, sto leggendo, sto fantasticando) e capto in una canzone che sento quel particolare ritornello, quel verso nascosto tra gli altri, quel verso che sta raccontando di me. E’ così che trovo canzoni che mi piacciono e che non posso fare a meno di sentire per settimane. Ed è difficile che sia un pezzo rap o goth perchè non sono suicidal. La ripetizione è importante, forse per questo non sono fra quelle persone che odiano il rumore del martello, tutt’altro. La riproduzione, la replica anche visiva mi aiuta a concentrarmi. per quello se dovessi tagliarmi mi taglierei di continuo sulla stessa ferita.

Lo stesso lo faccio con i libri. Ho conosciuto una ragazza che di mestiere fa l’illustratrice, in particolar modo fa copertine di libri. Ho osservato con quanta dedizione cerca l’immagine che per lei è perfetta per quel libro, ho contato il tempo che impiega per trovare questa immagine e poi elaborarla. Così mi sento meno basic, più sensibile quando compro un libro solo in base alla copertina che mi parla direttamente. Non è una cosa banale. c’è chi spende ore, giornate, settimane per trovare la giusta immagine che mi parli e che mi convinca a comprare. E questo è il mio modo per ringraziare chi fa quel lavoro, anche se è una cosa che ho deciso ora. E’ difficile che apra un libro e mi legga il riassunto prima di acquistarlo. Pressoché impossibile. Se non è lo scrittore stesso a sintetizzarsi non vedo perchè altri possano farlo, non mi fido e non voglio farlo. Per questo amo copertine di persone incatenate, o situazioni penombrose, o particolari inquietanti che suggeriscono quadri disperati più grandi.

In arte è facile che invece ami artisti che hanno avuto vite travagliate, sofferte, malate e di disagio. Ma essendo bipolare amo allo stesso tempo anche artistar drogati e alcolizzati che nuotano nei loro milioni nella antipatia generale e che non producono un pezzo vivo dagli anni ’90. Ma anche i pezzi morti sono vivi in un certo qual modo, hanno smesso di vivere prima di essere stati creati per intenzione del loro problematico autore ricco senza vena, senza spinta. In scultura è facile che ami strutture candide e levigate, rannicchiate o pensanti, lontane e sensuali o mostri che comunichino desolazione e tristezza.

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Mi sento all’inizio di un labirinto con varie uscite, e non riesco a capire se l’avventura inizia ora che non so da che parte entrare o nel momento in cui sarò nel mezzo del labirinto senza sapere quale uscita prendere. O se la vera avventura addirittura inizierà quando avrò scelto la mia uscita. Voglio solo non mentire, vivere di fantasia è stressante e un ancora pesantissima che affonda tempo. E’ che le mie fantasie, le mie storie, le mie malattie sono parte di me. Invento malattie per coprire altre malattie, forse semplicemente non so nulla e ho molto vuoto da riempire, forse so troppo e ormai non riesco a smettere di voler sapere. Sto uscendo da troppo tempo con questo ragazzo in crescita, e pensavo maturasse più in fretta, ma no lui sta bene così e si basta da solo.

Devo imparare a dire più no per essere in grado di dire più si.  Voglio selezionare i si, voglio scegliere come passare il mio tempo, non sono più disponibile a fingere di lacrimare per storie che non mi interessano, voglio solo emozionarmi per persone parole canzoni che parlano con me. Voglio dire a creature che mi dicono . Voglio solo essere io a decidere di uscire nella pioggia, voglio essere io a decidere di bagnarmi per venirmi e venirti incontro. E non voglio sentirmi un cazzo di stronzo se invece rimango a letto al caldo a scaldarmi il cuore, i piedi e il cervello e a scrivere frasi sconnesse e cacofoniche.

Forse per la prima volta in tanto tempo con la mano scottata ho deciso che è il mio tempo, è il mio momento forse.

Ho ragionato sulle azioni negative che ho commesso. Ho sempre pensato che amavo di più fare azioni che mi facessero stare male piuttosto che azioni che mi facessero stare bene. Fare bene ad altri non mi ha mai dato quella scintilla, quel brivido, quel qualcosa che dovrei sentire facendo la cosa giusta. Eppure mi considero una buona persona. Quindi perchè godo di più a farmi e fare male? Il dispiacere, la vergogna autoinflitta, il pentimento non convinto ma sofferto, il tormento autoinflitto durano tanto di più di un sorriso. Ma ho problemi a rapportarmi con i sorrisi e i sentimenti positivi. Una azione negativa è semplicemente negativa, è puramente cattiva, colpisce qualcuno, ferisce altri, lascia un segno. E non importa se c’è un disagio dietro, non importa se è fatta a fin di bene, rimane quel che è, un azione spregevole. E tutti la condannano. E universalmente mi condannano. Ma un azione positiva è davvero una bella azione? Quali sono le intenzioni? Auto celebrazione? Intenti masturbatori e goderecci? Riconoscimento? Odio chi non fa le azioni positive se non per liberare positività, se sospetto anche un minimo di egoismo in una buona azione non posso apprezzarla e voglio sabotarla e smascherarla.  Ecco perchè non capisco i Cristiani e i benpensanti e anche i cattocomunisti. Poche persone fanno bene per il bene in sè. Quindi il bene non esiste. Il male è meno macchinoso. Mi sento così bene a volte a fare la cosa sbagliata, le cose che mi straziano sono quelle che mi hanno fatto sentire più vivo che mai.

Sono all’inizio del labirinto cercando di capire dove inizia l’avventura, dove scaricano la merda, quali aiuole non devo calpestare, quale giardiniere devo farmi per evitare di annoiarmi e soprattutto devo scoprire in quale albero c’è nascosta la bottiglia di passito. Per farne cosa ancora non lo so. E questo è già un risultato.

Odio i traditori e penso che tu mi stia tradendo anche ora che mi stai leggendo con le migliori intenzioni.

Vorrei solo che più persone bellissime invitassero più persone bellissime fuori a contare le stelle.

Klee  - Variazioni

(Paul Klee – Motivo Progressivo)

sources – One republic, If you manage your time terribly, you’ll get more done – Quartz, Marisa Merz. Scarpette 1968, esperienza di vita, nessun uomo è mio fratello

2 thoughts on “Nel labirinto delle creature selvagge tra cocci e promesse

  1. mi hai dato una scossa, uno spintone una sberla!!!!! era quello che serviva proprio oggi!!!! rivederci tutti nello stesso labirinto e non trovarsi mai…. se non al bar!!!!

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