Quelle cose che chiamiamo facili

Alla fine è passato quasi un mese dall’Evento.

Mi sono mangiato le unghie, ho dormito, ho sognato molto, ho pianto per varie ragioni e ho anche cantato. Ma volendo seguire un ordine di cose:

1. mi sono mangiato le unghie

per tanti motivi, non posso parlarne davvero apertamente ma non sono stata l’ottima persona che pensavo di poter essere in quel momento di grande cambiamento. Non ho superato quell’esame con me stesso e non solo, anzi ho fallito alla grande. Ma il fallimento è parte di me stesso, anche se mi piace pensare che rinasco dalle mie ceneri, come una fenice, o come un carbone non del tutto spento. Per i feriti quello che posso dire è solo che  mi dispiace, il solito ritornello che sanno a memoria, ma d’altronde è facile amare le cose prevedibili, anche quelle odiose. Mi sono mangiato le unghie anche perché nella mia pigrizia ultima avevo ben poca voglia di raggiungere in frigo spesso e di cercare il vasetto dei wurstel e così ho trovato le mie unghie e le mie pellicine un valido sostituto.

2. ho dormito 

Tanto. Sono diventato a forma di letto, il letto ha la mia forma, se non era il letto era il divano apribile e se non era quello era il tappeto e se non era quello era il gatto grasso comodo cuscino.

3. Ho sognato molto

Il dormire molto porta a sognare molto in genere. Anche se tra una lunga dormita e un’altra dovete alimentare il vostro cervello altrimenti esso non sarà in grado di ricreare scene degne poi di essere ricordate o così immersive. Un trucco per sognare molto (non so se funziona con tutti) è bere molto. L’alcool credo lavori molto sulla nostra coscienza, incoscienza creando incubi magrittiani e Odissee non da poco. DI solito faccio sogni molto paurosi, so cosa significa quindi non mi serve aiuto per decifrarli, ma la cosa positiva è che di solito anniento i mostri che mi cercano di terrorizzarmi o li trasformo in cose che mi piacciono molto anche sessualmente parlando.

4. Ho pianto molto per varie ragioni

Si collega al punto prima di quello prima di quello appena precedente. Al primo punto per facilitarvi la vita. Non è così facile ammettere i propri errori. Ma io lo faccio sempre, di solito. Comunque quelli sono stati pianti legati al mio interiori, non manifesti. Ma ci sono stati pianti veri, situazioni di grande dolore che non ricordavo e che comunque non volevo provare in questo momento provante della mia esistenza. Comunque sembra una barzelletta ma è morta la mia gattona di 17 anni, con un orribile tumore al nasino. L’ho portata dalla veterinaria che l’ha uccisa dolcemente e poi abbiamo fatto una piccola cerimonia sommessa a casa, anche se disturbata da certi vicini curiosi. Al momento non ci sono fiori sul luogo del suo riposo, non ho intenzione di metterne, odio questa stupida cosa. La terra smossa mi piace di più, ha piovuto un sacco oggi, si sarà inzuppata. Comunque 17 anni di gatto sono 17, il gatto non ti giudica e sta con te e ti ascolta anche quando gli dici le cose più assurde. Ho sempre desiderato diventare un nuovo Buddha, recitando i miei tantra e sutra e non uccidendo animali, neanche gli scarafaggi o le mosche. Ma oggi pensavo quanto brutto fosse il fatto che dobbiamo tutti cercare di diventare dei buddha ed evitare di diventare animali nelle prossime vite. Perchè gli animali sono stupidi e non capiscono la differenza tra bene e male. Se tutti diventassimo Buddha sarebbe un mondo pieno di ciccioni allegri senza animali di nessun tipo. STRANO. Non so cosa pensare. Ma suppongo che ora la mia gattona si sia evoluta forse in un cavallo e ciò mi dispiacerebbe perchè gli occhi del cavallo mi hanno sempre impaurito. Ma seguendo la legge della reincarnazione se ci si comporta secondo i dettami dopo questa vita ci si reincarna in una forma di vita più nobile quindi penso che escludendo gli umani visto che non sono più nobili dei gatti, la mia gattona è diventata un gatto persiano di razza oppure un cavallo. Un gatto persiano però no perchè quelli mi sono sempre sembrati un pò in ritardo.

5. Ho cantato

Ho cantato varie canzoni. Oggi ho rispolverato Blue October (Say It, Pickin up Pieces, Should be Loved, Hate me, Calling You, Dirt Room, Any Man in America) e My Chemical Romance (Mama e I don’t love you), ma nei giorni scorsi e settimane scorse ero tutto un Mackelmore (Can’t Hold us), David Bowie, Anberlin, Barbara Boncompagni, Cristina D’Avena, Soko, Ianva, Piero Ciampi e Chinese Man, in heavy rotation se ancora qualcuno sa cos’è. La musica di solito distrae e toglie i sintomi depressivi del stare troppo tempo a letto, fa pensare all’amore, fa pensare a viaggi lunghi, fa venire voglia di scendere al baretto prendere un caffè e sentirsi più svegli e pronti a iniziare la giornata anche se sono le 5 di pomeriggio.

Ho deciso di darmi tutto il riposo di cui avevo bisogno, ora non ho niente a cui pensare se non tutto quello che decido io di volta in volta. E questo mi basta per adesso. Ora che non sto più piangendo, ora che sto ancora cantando, ora che sto per andare a dormire e spero a sognare tanto, per le prossime sei ore. Per poi svegliarmi e mangiare sei ore di zuppa con persone a cui voglio bene.

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